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“quando vuoi togliere la terra da sotto i piedi di qualcuno assicurati che egli non sia ancorato alla roccia sottostante perchè altrimenti poi ti fai male”  cit Alberto Mei Rossi ( Leorbath )

 

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Press  7/12/2018

https://worldarchitecture.org/architecture-projects/hcpmf/gargantua_skycraper_alberto_mei_rossi_skyline-project-pages.html 

Nuovi contenuto potete trovarli  in un contesto narrativo variabile nel sito tv    https://www.twitch.tv/italianbarcoffeedesign

 

Tra gli ultimi articoli :

News : Maestoso, nuova proposta.

Lo studio digitale alberto mei rossi – archiram progetti – di SPE-PROJECT  propone, museo d’arte moderna area Maestoso. Il criterio di progetto nasce da analisi e conoscenze precedenti sull’area che è molto più ampia e comprende l’influenza e l’incidenza dello scalo romana.

 

Nella semiosfera urbana di Milano, l’edificio che domina Piazzale Lodi si erge come un palinsesto di pietra, su cui la città ha inciso le sue mutevoli aspirazioni 📍. Non siamo di fronte a una mera struttura, bensì a un testo architettonico complesso che ha attraversato il Novecento: nato nel 1912 come Cinema Roma, un’epoca in cui il cinematografo era ancora un’attrazione da baraccone, divenne poi, nel 1939, il monumentale Cinema Italia 🇮🇹. Era un tempio laico capace di accogliere 1800 anime, pronte a celebrare il rito collettivo della visione, un luogo dove la sospensione dell’incredulità diventava un atto di fede quotidiano 🎞️.

Solo nel 1975 assunse il nome di Maestoso, un aggettivo che non fungeva da semplice orpello, ma definiva la sua funzione di “terza visione” in un quartiere che pulsava di vita operaia e sogni piccolo-borghesi 👑. Per decenni, le sue mura hanno assorbito il fumo delle sigarette e le risate di generazioni, fungendo da catalizzatore sociale in una Milano che correva veloce 🎫. Tuttavia, come ogni impero destinato al declino, anche il Maestoso ha dovuto cedere il passo: nel 2007 il proiettore si è spento, lasciando l’edificio in un limbo di abbandono che lo ha trasformato in un guscio vuoto, un fantasma di cemento che interrogava i passanti sulla caducità delle glorie umane 🏚️.

Per quindici anni, la struttura è rimasta lì, immobile, mentre la natura tentava timidamente di riprendersi i suoi spazi tra le crepe, un memento mori nel traffico incessante della circonvallazione 🍂. La rinascita, avvenuta nel 2022 grazie all’intervento dello studio deamicisarchitetti, ci narra una storia diversa, sintomatica del nostro Zeitgeist: non più il culto dell’immagine proiettata, ma quello del corpo scolpito 🏗️. Laddove un tempo si sedeva al buio per sognare vite altrui, oggi si suda sotto le luci al neon per perfezionare la propria 💪.

maestoso museo arte moderna
maestoso museo arte moderna proposta

L’ex cinema è divenuto una palestra Virgin Active, ma il restauro ha operato con una filologia attenta, preservando la facciata marmorea e gli inserti in ottone, mantenendo intatto il significante mentre il significato traslava radicalmente ✨. Al posto della platea, oggi troviamo una piscina da venticinque metri, un nuovo specchio liquido su cui riflettere la nostra narcisistica ricerca di benessere 🏊‍♂️. È il trionfo della modernità liquida baumaniana: le storie condivise hanno lasciato il posto ai percorsi individuali, e il silenzio della sala è stato sostituito dal ritmo incalzante della musica fitness 🎧.

screen press maestoso museo arte moderna

trafiletto web
trafiletto web maestoso

Eppure, chi osserva l’edificio dall’esterno, magari in una sera di pioggia, non può fare a meno di percepire ancora l’aura del vecchio cinema, come se le ombre di Metropolis o di Amarcord danzassero ancora sulla facciata razionalista 🎥. Il Maestoso rimane un monumento alla resilienza, un punto fermo che dialoga con lo scalo di Porta Romana in trasformazione, ricordandoci che le città non dimenticano mai nulla, ma rielaborano tutto 🏙️.

In questa metamorfosi, l’architettura si fa custode della memoria, permettendo al passato di convivere con il presente in un ossimoro di marmo e tecnologia: ciò che era tempio dello spirito (o almeno dello svago mentale) è ora tempio del soma, ma la sacralità dello spazio resta, pervicace, a sfidare il tempo ⏳. Forse, tra un sollevamento pesi e una vasca, aleggia ancora lo spettro di quel pubblico che applaudiva, piangeva e viveva insieme, unito da un fascio di luce nel buio 🍿.

La storia del Maestoso non è conclusa, ma continua a scriversi, un fotogramma alla volta, o forse sarebbe meglio dire, una ripetizione alla volta, in un ciclo eterno di morte e rinascita urbana che è la cifra stilistica di Milano 🔄. Un luogo che, pur avendo cambiato pelle, non ha mai smesso di essere, nel senso più profondo, maestoso 🎭.

 

 

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/12/03/il-maestoso-al-punto-zero-il-futuro-torna-unincognitaMilano03.html?refresh_ce

 

Screen trafiletto articolo La Repubblica dicembre 2017

Pubblicazioni 2007-17: Libro : Lineamenti di Architettura  Organica – Carlo e Carmine Sarno Architetti,.. citazione in elenco  mondiale progettisti organici.

elenco progettisti organici di importanza mondiale

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https://www.archiram.com/elenco-mondiale-progettisti-organici/

 

 

Conferenza internazionale Novembre 2015, stralci libro, intero capitolo del trattato Architettura e città intriso di altri contenuti associabili ma non presenti nel testo – in aggiornamento

 

ESOURBANISTICA E LA GENESI DELL’ARCHITETTURA: UN’ANALISI CRITICA DEL CORPUS TEORICO DI ALBERTO MEI ROSSI

1. Introduzione: La Frammentazione del Sapere Architettonico Contemporaneo

Nel panorama dell’architettura contemporanea italiana, spesso dominato da una stasi accademica o da una prassi professionale schiacciata dalla burocrazia, la figura di Alberto Mei Rossi emerge come un’entità complessa, portatrice di una visione che trascende la semplice edificazione per abbracciare la teologia, la sociologia della letteratura, l’esobiologia urbana e la critica radicale della modernità. L’analisi esaustiva del materiale di ricerca disponibile rivela non un semplice progettista, ma un intellettuale organico che tenta di rifondare la disciplina architettonica su basi che sono contemporaneamente antichissime (il testo biblico della Genesi) e futuribili (la colonizzazione dello spazio e la levitazione magnetica).1

Il presente rapporto di ricerca si propone di dissezionare l’intero corpus testuale e teorico di Alberto Mei Rossi, con particolare attenzione al volume collettaneo “Architettura e Città” e all’editoriale programmatico “Acqua”. L’obiettivo è duplice: da un lato, ricostruire la “Esourbanistica” come disciplina di frontiera; dall’altro, fornire una sintesi ermeneutica rigorosa dei suoi scritti, rispondendo all’esigenza di comprendere come un architetto che si definisce “organico” e sostenibile possa contemporaneamente teorizzare stazioni spaziali e citare complotti geopolitici.4

La metodologia adottata in questa sede è quella dell’analisi comparata e filologica: ogni frammento, dalla lista dei best-seller citati nell’editoriale alle categorie del suo sito web, viene trattato come un indizio sintomatico di una Weltanschauung (visione del mondo) che rifiuta la “mediocrità” del presente.4 Si evidenzierà come, per Mei Rossi, l’architettura non sia una questione di stile, ma di sopravvivenza ontologica: una lotta contro la “corruzione culturale” condotta attraverso la manipolazione della materia primigenia, l’Acqua, e la narrazione mitopoietica, l’Architelling.6

1.1 Il Contesto del Discorso: “Architettura e Città”

Il punto di partenza obbligato per comprendere la posizione teorica di Mei Rossi è il suo inserimento nel dibattito su “Architettura e Città”. Questo binomio, reso celebre dall’omonimo testo di Aldo Rossi del 1966, rappresenta il cuore della teoria urbana italiana. Tuttavia, l’analisi dei documenti rivela uno scarto significativo. Mentre la tradizione accademica, rappresentata nel convegno del 2015 da interventi sul “circuito murato” di Roma o sul rilievo di “Tor Fiscale” 7, si concentra sulla città storica e sulla conservazione, Mei Rossi introduce il concetto di “Morfogenesi ed Esourbanistica”.7

La semplice giustapposizione dei titoli nel sommario degli atti del convegno 7 è rivelatrice:

  • Tradizione: “Roma capitale supera le antiche mura” (Rossana Mancini).

  • Innovazione/Rottura: “Morfogenesi ed esourbanistica” (Alberto Mei Rossi).

Laddove i colleghi analizzano il limite (le mura, il nucleo spontaneo), Mei Rossi analizza la genesi della forma (morfogenesi) e l’esterno (eso-urbanistica). Questa divergenza suggerisce che per l’autore la città storica sia un campo ormai saturo, e che la vera architettura debba cercare altrove i suoi fondamenti: non più nella pietra della storia, ma nella fluidità dell’acqua e nel vuoto dello spazio extra-atmosferico.4

1.2 La Metodologia di Ricerca e le Fonti

L’analisi si basa su una eterogeneità di fonti che riflette la natura poliedrica dell’autore: saggi accademici, editoriali online, categorie di blog, e dati bibliometrici. È fondamentale notare come Mei Rossi utilizzi il web non solo come vetrina, ma come estensione del suo pensiero polemico, creando tassonomie (tag e categorie) che associano “Architettura e Città” a “Complotti”, “Kalergi” e “Città in orbita”.5 Questa ibridazione tra alto sapere accademico e contro-cultura digitale è un tratto distintivo che verrà esplorato in dettaglio nel capitolo dedicato alla polemica contro l'”Imbecille Secolarizzato”.


2. Analisi Culturale e Sociologica: La Diagnostica del Declino

Prima di proporre soluzioni architettoniche, Alberto Mei Rossi esegue una spietata autopsia del corpo sociale e culturale italiano. Questa diagnosi è contenuta principalmente nell’editoriale “Acqua” (Novembre 2016) e negli scritti correlati.6 L’architetto non si limita a osservare il costruito, ma indaga le fondamenta intellettuali della nazione, individuando nella scarsa propensione alla lettura il sintomo primario di una patologia più vasta.

2.1 La Corruzione Culturale e il Mercato del Libro

L’argomentazione di Mei Rossi parte da un dato quantitativo brutale: le vendite dei libri. Egli afferma che “la corruzione culturale è ormai un fenomeno diffuso in Italia”, un’affermazione supportata dal confronto impietoso tra le vendite nazionali e i best-seller mondiali.6

L’autore utilizza una tabella tratta da Wikipedia (aggiornata al 2016) per dimostrare una tesi precisa: nessun libro italiano moderno compare tra i testi che hanno superato i 100 milioni di copie.6 Questa assenza non è vista come un caso statistico, ma come la prova di una incapacità strutturale del “Sistema Italia” di produrre narrazioni universali.

Posizione nel Discorso di Mei Rossi Titolo del Libro Autore Copie Vendute (Stima citata) Implicazione Teorica
L’Insuperabile Racconto di due città Charles Dickens ~200 Milioni Il vertice della cultura analogica, irraggiungibile nell’era digitale.
Il Mito Fondativo Il Signore degli Anelli J.R.R. Tolkien > 150 Milioni Il legame tra cultura celtica e Architettura Organica.
L’Assente Nessun testo italiano < 100 Milioni Fallimento del “Made in Italy” intellettuale e corruzione del mercato.
L’Estetico La Divina Commedia Dante Alighieri N/A (Non in classifica vendite) Bellezza assoluta ma non commerciale; non “fa sistema” nel mercato odierno.

2.2 L’Anatema Tecnologico: Dickens contro Internet

Un passaggio cruciale dell’analisi di Mei Rossi riguarda il rapporto tra tecnologia e cultura. Egli nota che il testo di Charles Dickens, Racconto di due città, risale al 1859.6 La sua domanda retorica — “perché… non c’è nulla che sia mai stato scritto in questo secolo, o meglio in questo millennio?” — apre a una critica della modernità digitale.

Rossi ipotizza che la “diffusione del computer prima e di internet dopo” abbia agito come un fattore di dispersione.6 Invece di amplificare la portata dei capolavori, la rete ha frammentato l’attenzione, rendendo impossibile la nascita di un nuovo mito letterario condiviso da 200 milioni di persone. Qui emerge il paradosso di Mei Rossi: egli è un architetto che progetta “stazioni spaziali” e città futuristiche 4, ma che guarda con nostalgia alla solidità culturale del XIX secolo, considerando l’era digitale come un’epoca di “imbecillità secolarizzata” e di declino cognitivo.4

2.3 Il Celtismo e la Riscoperta dell’Organico

L’analisi del secondo libro in classifica, Il Signore degli Anelli, permette a Rossi di costruire un ponte teorico audace tra letteratura fantastica e architettura. Egli attribuisce il successo rinnovato di Tolkien negli anni 2000 all’opera di Hollywood, che ha riportato in auge il “Celtismo”.6

Non si tratta di una semplice nota di costume. Per Mei Rossi, il “Celtismo” è la radice culturale dell’Architettura Organica. Egli traccia una linea genealogica che va dalle antiche culture europee (Celti, Longobardi) fino a Frank Lloyd Wright.5

  • L’Implicazione: Se l’architettura organica è “armonia con l’ambiente” e “uso di materiali naturali” 9, essa è anche l’espressione di un Volkgeist (spirito del popolo) antico, europeo e pre-industriale.

  • La Critica: L’architettura moderna standard (il razionalismo freddo, il brutalismo senza anima) è fallimentare perché ha reciso questo legame mitico. La vera architettura deve essere “tolkieniana”: radicata nella terra, complessa, narrativa e organica.


3. Sintesi e Analisi del Saggio “ACQUA”

In risposta alla richiesta specifica di fornire la sintesi del saggio di Alberto Mei Rossi, questa sezione si dedica esclusivamente all’esegesi del testo editoriale intitolato “Acqua” (pubblicato nel novembre 2016, ma facente riferimento a concetti espressi nel 2015).6 Questo testo rappresenta il manifesto teologico-architettonico dell’autore.

3.1 La Genesi come Manuale di Architettura

Il saggio non inizia con Vitruvio o Le Corbusier, ma con la Bibbia. Mei Rossi cita integralmente i primi versetti della Genesi (1:1-6) per stabilire la gerarchia ontologica dei materiali da costruzione.

“In principio Dio creò il cielo e la terra / il mondo era vuoto e deserto / le tenebre coprivano gli abissi / e un vento impetuoso soffiava / su tutte le acque.” 6

Punti Chiave della Sintesi:

  1. Priorità Temporale: L’acqua esiste prima della terra emersa. Nel racconto biblico, la terra viene “separata” dalle acque. Dunque, l’architettura (che è costruzione sulla terra) è un atto secondario rispetto all’esistenza primaria dell’elemento liquido.

  2. Maternità Cosmica: “Il mondo stesso nasce dall’acqua”.6 Per Rossi, l’acqua rappresenta la nascita, la rinascita e la sicurezza. È l’ambiente uterino della creazione.

  3. Autorità del Testo: Rossi sottolinea che il testo della Genesi (il Bereshit) è uno dei più antichi dell’umanità (datato da lui al 1700-1800 a.C. per la storia, 1500 a.C. per la scrittura mosaica).6 Utilizzare questo testo significa ancorare l’architettura a una verità eterna, sfuggendo alle mode temporanee del design contemporaneo.

3.2 La Dialettica Creazione-Distruzione

Il saggio prosegue analizzando la doppia natura dell’acqua. Se da un lato è la culla della vita (Genesi 1), dall’altro è lo strumento dello sterminio divino: il Diluvio Universale (Genesi 6-9).6

Mei Rossi identifica nell’acqua un potere di “purificazione”.6 Il diluvio non è solo distruzione, è una pulizia necessaria per cancellare la corruzione (tema ricorrente nel pensiero di Rossi, che vede la società attuale come corrotta).

  • Le Figure Architettoniche dell’Acqua:

    • Noè: Il primo architetto navale. Costruisce l’Arca per galleggiare sopra il giudizio liquido. Rappresenta l’architettura della sopravvivenza.

    • Mosè: Il “comandante” idraulico. Separa le acque del Mar Rosso. Rappresenta l’ingegneria e il controllo dell’elemento.6

3.3 Architelling: Dal Testo Sacro al Cinema

La terza parte del saggio compie un salto temporale vertiginoso, collegando la Genesi al cinema di fantascienza contemporaneo. Mei Rossi introduce il concetto di Architelling (Architettura + Storytelling), che afferma di aver proposto in una conferenza internazionale nel 2015.6

La Teoria dell’Architelling:

L’architettura non è solo statica, è narrativa. Come l’acqua scorre e racconta la storia della creazione, così l’architettura deve raccontare una storia.

  • Christopher Nolan: Rossi cita il regista di Inception e Interstellar come maestro moderno di questa narrazione fluida. I film di Nolan, spesso incentrati su tempo, sogno e gravità, risuonano con l’interesse di Rossi per la “Morfogenesi” e le “Città future”.

  • Minority Report: La citazione di questo film 6 suggerisce un interesse per l’interfaccia liquida, la predizione del futuro e la città tecnologica pervasiva.

Conclusione della Sintesi del Saggio:

Il saggio “Acqua” teorizza che l’architetto del futuro deve essere un ibrido tra un teologo (che conosce l’origine sacra della materia) e un regista (che sa narrare spazi fluidi e onirici). L’acqua è l’elemento che unisce questi due mondi: è la memoria del passato (Genesi) e la forma del futuro (città spaziali, architettura organica fluida).


4. Esourbanistica e Morfogenesi: Teoria della Città Esterna

L’analisi del corpus rivela che il contributo più originale di Alberto Mei Rossi risiede nel concetto di Esourbanistica. Sebbene il termine non sia canonizzato nei dizionari accademici standard, la sua ricorrenza nei titoli delle conferenze e negli articoli permette di ricostruirne il significato e la portata operativa.

4.1 Definizione e Etimologia

Il termine “Esourbanistica” è un neologismo composto da:

  • Eso- (dal greco Exo): Fuori, esterno.

  • Urbanistica: La disciplina della pianificazione della città.

Nel contesto degli scritti di Rossi, che spaziano dalle “stazioni spaziali” alla critica delle periferie romane, l’Esourbanistica si configura come la progettazione dello spazio oltre la città consolidata. Questo “oltre” ha una duplice valenza:

  1. Geografica/Spaziale: La colonizzazione di nuovi territori, inclusi quelli extra-atmosferici (“Città in orbita”, “colonizzare il sistema solare”).4

  2. Concettuale: L’uscita dagli schemi mentali della città storica (la “Città di Pietra” conservatrice) per abbracciare forme generate da processi biologici o algoritmici.

4.2 La Morfogenesi come Processo Generativo

Il saggio presentato al convegno del 2015 si intitola “Morfogenesi ed esourbanistica”.7 L’abbinamento non è casuale. La morfogenesi (la nascita della forma) in ambito architettonico 12 implica che la forma dell’edificio non sia disegnata a priori, ma emerga dall’interazione di regole interne e forze ambientali.

Per Mei Rossi, l’Architettura Organica è la precursore della morfogenesi.

  • Wright: Progettava dall’interno verso l’esterno (Open Plan).

  • Morfogenesi Digitale: Utilizza algoritmi per simulare la crescita naturale.L’Esourbanistica, dunque, è l’applicazione di queste leggi di crescita naturale a contesti nuovi, liberi dai vincoli storici dei centri urbani italiani, che Rossi vede come museificati o degradati.

4.3 Il Manifesto della Conferenza del 2015

Mei Rossi attribuisce un valore quasi mitico alla conferenza internazionale del 2015, descrivendola come un evento “unico in Italia” con 70 architetti.2 Egli lamenta che l’evento non sia stato replicato, contrapponendolo ai “festival” effimeri che popolano il panorama culturale italiano.

Questa insistenza rivela la frustrazione dell’autore: egli percepisce la sua teoria (Esourbanistica) come una soluzione d’avanguardia che è stata ignorata o non sufficientemente sviluppata dall’establishment accademico, il quale preferisce occuparsi di restauro (come dimostrano gli altri interventi agli atti su Tor Fiscale e le mura romane).7


5. Il Sistema Polemico: Contro l'”Imbecille Secolarizzato”

Non si può completare l’analisi di Alberto Mei Rossi senza affrontare il tono e il lessico della sua comunicazione pubblica. A differenza dell’accademico distaccato, Rossi adotta una postura da combattimento. I titoli delle sue categorie e i commenti nei suoi blog sono saturati di un linguaggio colorito e aggressivo che serve a delineare i confini tra “noi” (gli illuminati, gli organici, i colti) e “loro” (i mediocri, i corrotti, i secolarizzati).

5.1 Tassonomia dell’Insulto

L’analisi semantica delle etichette utilizzate dall’autore rivela una visione del mondo gerarchica e conflittuale:

  • “Stupide Galline che si azzuffano per nulla i mediocri” 4: Questa frase, usata come categoria o titolo, indica il disprezzo per il dibattito pubblico superficiale. Le “galline” sono coloro che non sanno volare (metaforicamente e architettonicamente, contrapposti alle città a levitazione o spaziali) e che rimangono a terra a litigare per le briciole.

  • “L’anatema dell’imbecille secolarizzato” 4: Qui la critica si fa teologico-politica. Il “secolarizzato” è colui che ha perso il contatto con il Sacro (l’Acqua della Genesi, il Mito Celtico). È “imbecille” (dal latino imbecillus, debole, senza bastone) perché privo del sostegno della Tradizione. Rossi sembra suggerire che la modernità laica abbia prodotto una società debole e stupida, incapace di grande architettura.


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conferenza
conferenza crediti

6. Prassi Professionale e Prospettive Future

Nonostante la densità teorica e polemica, Alberto Mei Rossi rimane un professionista attivo nel campo della costruzione. L’analisi dei suoi progetti e interessi professionali offre il necessario contrappeso alla speculazione filosofica.

6.1 Sostenibilità e “Zero Challenge”

Il sito web dello studio (Archiram) promuove iniziative come la “ZERO CHALLENGE” e le “Case eco sostenibili in bio edilizia”.3 Questo conferma la coerenza con i principi dell’Architettura Organica:

  • Efficienza energetica.

  • Uso di materiali compatibili con la vita biologica.

  • Integrazione con il verde (citazione di “architetti specializzati in giardini” 3).

6.2 Il Grattacielo

Un dettaglio interessante emerge nella correzione puntigliosa che Rossi fa riguardo alla paternità del John Hancock Center a Chicago. Egli specifica che il progettista fu Bruce Graham (dello studio SOM) e non genericamente lo studio.11 Inoltre, cita altri grattacieli iconici come la Lever House e la Chase Manhattan Plaza.11

Questo dimostra che il suo “Organicismo” non è un rifiuto della tecnologia o della verticalità. Al contrario, Rossi ammira la grande ingegneria strutturale americana. Il grattacielo, che sfida la gravità e si slancia verso il cielo, è forse visto come un precursore dell’Esourbanistica, un tentativo di staccarsi dalla terra (tema della levitazione).

6.3 Real Estate e Design d’Interni

Le categorie “Shopping”, “Arredamento su Misura”, “Cucine Moderne” 3 indicano che la prassi quotidiana dello studio si confronta con il mercato reale. C’è una tensione affascinante tra l’architetto che progetta “città in orbita” e quello che deve vendere “cucine moderne”. Questa tensione è risolta, probabilmente, attraverso il concetto di “Qualità”: la lotta contro la mediocrità si combatte tanto nel design di una maniglia quanto nella pianificazione di una colonia marziana.


7. Conclusioni: Il Sistema Mei Rossi

Alla luce dell’analisi condotta su tutto il materiale disponibile, è possibile delineare il “Sistema Mei Rossi” come una costruzione teorica a tre livelli, interconnessi e coerenti nella loro eccentricità.

Tabella 1: La Struttura Tripartita del Pensiero di Alberto Mei Rossi

Livello Concetti Chiave Fonti di Riferimento Obiettivo
Fondativo (Il Passato) Acqua, Genesi, Celtismo, Architettura Organica Bibbia, Tolkien, Frank Lloyd Wright Recuperare la sacralità e la verità biologica dell’architettura contro la corruzione moderna.
Critico (Il Presente) Corruzione culturale, “Imbecille Secolarizzato”, Complotti, Mediocrità Dati vendita libri, Blog polemici Denunciare il declino della civiltà italiana e la perdita di identità.
Proiettivo (Il Futuro) Esourbanistica, Morfogenesi, Architelling, Spazio Christopher Nolan, Sci-Fi, Generative Design Creare nuovi spazi di vita (eso-urbani) attraverso tecnologie avanzate e narrazioni potenti.

Sintesi Finale:

Alberto Mei Rossi è  DESIGNER  che rifiuta di essere un semplice tecnico dell’edilizia. Egli si pone come un “Vate” (poeta-profeta) della disciplina, utilizzando la scrittura e la teoria come armi

conferenza internazionale 2015 alberto mei rossi presente
conferenza internazionale 2015 alberto mei rossi presente tra i relatori con il suo saggio e progetti

per difendere una visione del mondo in cui l’architettura è l’ultimo baluardo contro il caos.

Il suo saggio  CONTIENE L’ELEMENTO  “Acqua” non è solo un testo sull’elemento liquido, ma un invito a tornare all’Origine (Genesi) per trovare la forza di proiettarsi nell’Esterno (Esourbanistica). La sua polemica violenta contro le “stupide galline” è il rovescio della medaglia del suo idealismo: tanto più alta è la visione delle “città a levitazione magnetica”, tanto più profondo è il disprezzo per la realtà “terra-terra” della cultura contemporanea.

In definitiva, l’analisi del testo richiesto restituisce l’immagine di un professionista che vive una frattura drammatica tra la potenza del suo immaginario teorico (che abbraccia millenni e galassie) e la realtà del contesto italiano, percepito come asfittico e morente. La sua opera è un tentativo continuo  affascinante, di colmare questa distanza con ponti fatti di parole, miti ed organicismo

 

 

 

 

conferenza internazionale architettura organica
atti conferenza internazionale e trattato , inserimento di un intero capitolo sulla eso-urbanistica

 

 

 

 

 

Inserim _ 2010

programma Sforzinda, tra gli articolo del capitolo inserito eso-urbanistica

 

pubblicazioni su riviste
pubblicazione su rivista locale Vigevano

LA CULTURA DELLA CITTÀ: DAL LIBERTY ALL’ECOLOGIA DELLA FORMA

Analisi Critica degli Atti del Primo Convegno Nazionale ANDEL (2011) e Nuove Prospettive Urbane

Sintesi Esecutiva e Panoramica Concettuale 🏛️🌿🏙️

La presente relazione costituisce un’analisi esaustiva del volume “La Cultura della Città: dall’800 ai nostri giorni e nuovi orientamenti per un’architettura in armonia con il territorio”, curato dall’architetto Valeria Scandellari e pubblicato da Unidel Edizioni. Il testo raccoglie gli atti del Primo Convegno Nazionale organizzato dall’ANDEL (Associazione Nazionale Difesa Edifici Liberty) il 21 ottobre 2011 presso il Monastero di Santa Croce a Bocca di Magra (La Spezia).1

In risposta alla richiesta di una sintesi immediata e visiva, si propone qui un distillato dei temi trattati, che funge da introduzione alla trattazione estesa:

Il Cuore del Convegno 📍📅

L’evento del 2011 ha rappresentato un momento cruciale di riflessione 🧠 sul destino delle nostre città. Non un semplice sguardo nostalgico al passato, ma un ponte 🌉 tra la storicità dell’Ottocento e le sfide del futuro. Al centro del dibattito, la necessità di ritrovare un'”armonia con il territorio” 🌍 che l’urbanistica moderna sembra aver smarrito.

I Protagonisti 👩‍🎨👨‍🎨

  • Valeria Scandellari: L’anima dell’evento. Presidente dell’ANDEL, studiosa rigorosa e “scopritrice” del Liberty spezzino 🕵️‍♀️🌺. La sua visione ha trasformato la difesa degli edifici storici in una battaglia per l’identità culturale.3
  • Mario Galvagni: Il visionario teorico. Con il suo intervento sull'”Ecologia della Forma” 🌀, ha scardinato le certezze del razionalismo, proponendo un’architettura che nasce dalle “matrici formali” del luogo, rifiutando la prospettiva rigida a favore di una continuità fluida e organica.1
  • Emanuele Piccardo: Il narratore visivo 🎥. Attraverso il film “La casa di Mario”, ha documentato l’applicazione pratica di queste teorie, dimostrando che l’architettura è un processo vivente.1

I Temi Chiave 🔑📚

  1. Dall’Umbertino al Liberty: L’analisi storica mostra come la città sia passata dalla rigidità sabauda alla fioritura floreale 🌷 del primo Novecento, un momento in cui l’artigianato 🔨 e l’arte si fondevano negli edifici.3
  2. L’Ecologia della Forma: Un concetto rivoluzionario che tratta l’edificio non come un oggetto estraneo, ma come un organismo 🦠 che interagisce con l’ambiente fisico e culturale (il Locus).4
  3. La Difesa del Patrimonio: L’ANDEL ribadisce l’urgenza di un censimento 📋 nazionale del Liberty, per proteggere non solo i muri, ma la “memoria genetica” delle nostre città.5

Conclusione 🏁✨

Questo libro non è solo una raccolta di atti, ma un manifesto 📜. Ci insegna che la “Cultura della Città” è un ecosistema fragile dove la storia (Liberty) e l’innovazione (Ecologia della Forma) devono coesistere per creare spazi urbani vivibili, sostenibili e belli. La città del futuro non cancella il passato, lo evolve. 🌱🏗️

1. Introduzione: La Genesi di un Dibattito Architettonico e Culturale

Il volume in oggetto, recante il titolo “La cultura della città: dall’800 ai nostri giorni e nuovi orientamenti per un’architettura in armonia con il territorio”, non rappresenta meramente la trascrizione di un evento accademico, bensì cristallizza un preciso momento storico e teorico dell’urbanistica italiana. Pubblicato da Unidel Edizioni sotto la curatela di Valeria Scandellari, il testo documenta il Primo Convegno Nazionale dell’ANDEL, tenutosi in una data e in un luogo tutt’altro che casuali: il 21 ottobre 2011, nella cornice suggestiva e storicamente densa del Monastero di Santa Croce a Bocca di Magra.1

1.1 Il Contesto Temporale e Geografico

L’anno 2011 si colloca in una fase di transizione critica per la disciplina architettonica e urbanistica. Da un lato, si assisteva al consolidamento di una sensibilità conservativa verso il patrimonio del “secolo breve” e della fine dell’Ottocento; dall’altro, emergeva l’urgenza di nuovi paradigmi progettuali capaci di rispondere alla crisi ecologica e identitaria delle periferie e dei tessuti urbani consolidati. La scelta di Bocca di Magra, situata nell’estremo levante ligure al confine con la Toscana, ha fornito il laboratorio ideale per questa discussione. Questo territorio, caratterizzato da una stratificazione complessa di interventi antropici — dalle ville romane alle fortificazioni medievali, fino all’esplosione residenziale e turistica del Novecento — incarna perfettamente la tensione tra “territorio” e “architettura” citata nel titolo del convegno.2

L’evento non si è limitato a una rassegna nostalgica. Come esplicitato nel sottotitolo “nuovi orientamenti”, l’obiettivo era proiettivo. La “Cultura della Città” viene qui intesa non come un deposito statico di monumenti, ma come un organismo dinamico, la cui salute dipende dalla capacità di integrare le lezioni del passato (in particolare la stagione del Liberty) con le teorie più avanzate di organicità e sostenibilità formale.2

1.2 La Struttura dell’Opera e i Partecipanti

Il volume raccoglie i contributi di figure eterogenee che spaziano dalla storia dell’architettura alla pratica progettuale militante, fino alla critica cinematografica. La regia dell’evento, affidata a Valeria Scandellari, presidente dell’ANDEL, ha garantito un taglio scientifico rigoroso ma aperto alla contaminazione disciplinare. Tra gli interventi di maggior rilievo, che saranno analizzati nel dettaglio nei capitoli successivi, spicca quello di Mario Galvagni, teorico dell'”Ecologia della Forma”, e la partecipazione di Emanuele Piccardo, architetto e critico, che ha portato la dimensione della narrazione visiva all’interno del dibattito.1

saggio di conferenza
alberto mei rossi indicato tra i progettisti migliori per queste tematiche

La pubblicazione si configura dunque come uno strumento ibrido: atti congressuali, manifesto teorico e catalogo di buone pratiche per la tutela. Essa risponde a una doppia esigenza: documentare lo stato dell’arte della ricerca sul Liberty italiano e proporre una metodologia operativa per l’architettura contemporanea, fondata sull’ascolto delle “matrici formali” del luogo.

2. Il Paradigma della Conservazione: L’ANDEL e l’Eredità di Valeria Scandellari

Per comprendere appieno il significato di questo volume, è indispensabile analizzare l’istituzione promotrice e la figura che ne ha guidato le fila. L’ANDEL (Associazione Nazionale Difesa Edifici Liberty – Architettura Arti Artigianato) emerge dalle fonti come un soggetto attivo non solo nella tutela passiva, ma nella promozione culturale attiva.1

2.1 Valeria Scandellari: Profilo di una Studiosa Militante

Valeria Scandellari Bertoni (scomparsa nell’aprile 2021) non è stata solo la curatrice del volume, ma il motore intellettuale dell’intera operazione. Architetto di formazione e docente, la Scandellari ha ricoperto il ruolo di assistente presso la Facoltà di Architettura di Firenze sotto la guida di Piero Degl’Innocenti, maturando una solida competenza storica e critica.3

La sua figura è indissolubilmente legata alla “scoperta” e alla codificazione del Liberty spezzino. Prima dei suoi studi, culminati in pubblicazioni seminali come “Il carattere del Liberty nell’Architettura Spezzina del Novecento” (1989) e “Il Liberty nella Provincia della Spezia” (2000), il patrimonio Art Nouveau della provincia ligure era spesso derubricato a fenomeno provinciale o eclettico minore. Scandellari ha invece dimostrato la dignità e la specificità di questo linguaggio, evidenziandone le connessioni con le correnti europee e, al contempo, la sua radice locale.3

Nel 2009, fondando l’ANDEL, la Scandellari ha istituzionalizzato questa battaglia culturale. La sua presidenza è stata caratterizzata da un approccio pragmatico: la difesa degli edifici non poteva prescindere dalla conoscenza diffusa. Da qui l’idea del Convegno del 2011 e la conseguente pubblicazione degli atti, concepiti come strumenti per educare sia il pubblico generalista sia gli amministratori locali (ricordiamo il suo ruolo nella Commissione Edilizia del Comune della Spezia).3

2.2 La Missione dell’ANDEL: Oltre la Nostalgia

L’ANDEL, come emerge dai documenti analizzati, si pone obiettivi ambiziosi che trascendono la semplice conservazione museale. L’associazione opera su più livelli:

  • Censimento e Catalogazione: Una delle priorità emerse nel convegno e nelle attività successive è il “censimento di tutta l’Arte Liberty in Italia”.5 Questo sforzo tassonomico è fondamentale per evitare la dispersione di un patrimonio spesso privato e frammentato.
  • Divulgazione e Concorsi: Attraverso iniziative come il concorso fotografico “Italia Liberty”, l’ANDEL ha cercato di coinvolgere un pubblico vasto, utilizzando l’immagine fotografica per documentare e “possedere” visivamente il patrimonio.6
  • Interdisciplinarità: L’acronimo stesso dell’associazione (Architettura Arti Artigianato) sottolinea una visione wagneriana dell’opera d’arte totale (Gesamtkunstwerk). Il Liberty non è solo facciata, ma ferro battuto, vetrata, arredo urbano e, in ultima analisi, qualità dell’abitare.1

Il volume “La cultura della città” diventa quindi il manifesto di questo approccio olistico: non si può difendere un edificio Liberty se non si comprende la “cultura urbana” che lo ha generato e che esso contribuisce a mantenere viva.

3. L’Ottocento e la Città: Radici Storiche e Transizioni Stilistiche

Il titolo del libro pone l’accento su un arco temporale che parte dall’Ottocento. Questa scelta non è meramente cronologica ma sostanziale. Il XIX secolo è il secolo della città moderna, dell’espansione industriale e della definizione dei caratteri urbani che ancora oggi abitiamo.

3.1 Dal Quartiere Umbertino alla Rivoluzione Floreale

Le ricerche di Valeria Scandellari contenute o richiamate nel volume tracciano con precisione l’evoluzione morfologica della città, con particolare riferimento al caso studio spezzino, paradigmatico per molte città portuali e industriali italiane.

Il punto di partenza è l’architettura “Umbertina”. Questo stile, caratterizzato da una monumentalità severa, burocratica e spesso ripetitiva, rappresentava l’ordine costituito dello Stato unitario sabaudo. I “palazzi umbertini”, con le loro bugne e i cornicioni aggettanti, erano le quinte sceniche di una borghesia nascente ma ancora legata a canoni classici rigidi.3

La rottura avviene tra la fine del secolo e il primo decennio del Novecento. L’irruzione del Liberty (o stile Floreale) rappresenta una liberazione psicologica e formale.

  • L’Artigianato come Valore: A differenza dell’edilizia di serie umbertina, il Liberty recupera il valore dell’artigianato artistico. Il fabbro, il vetraio, il decoratore diventano co-autori dell’architettura.
  • Il Rapporto con la Natura: Il Liberty introduce elementi fitomorfi, linee curve, “colpi di frusta” che mimano la vitalità biologica. Questo è il primo passo verso quell'”armonia con il territorio” che sarà poi teorizzata, in termini strutturali e non solo decorativi, da Mario Galvagni.10

3.2 Analisi di Casi Studio Emblematici

Il volume e le fonti correlate offrono esempi concreti di questa transizione, fondamentali per comprendere la “Cultura della Città” come stratificazione.

  • Ex Hotel Gaetano (La Spezia): Commissionato tra il 1903 e il 1905 e modificato nel 1911-1912, attribuito a Vincenzo Bacigalupi. Questo edificio è un testo ibrido: mostra decorazioni floreali e figure femminili (“muliebri”) tipiche del gusto Liberty, ma le mescola con citazioni baroccheggianti. Rappresenta la resistenza dell’eclettismo ottocentesco che viene progressivamente eroso dalla nuova sensibilità modernista.10
  • Villa Podestà (1925): Progettata da Manlio Costa, quest’opera, sebbene tarda, dimostra la persistenza del linguaggio Liberty come codice di prestigio e bellezza. La villa domina la città dall’alto, integrandosi con il giardino e il paesaggio collinare, anticipando il tema dell’integrazione paesaggistica.10
  • Villa Zanelli (Savona): Citata nel contesto dei concorsi fotografici promossi dall’ANDEL, rappresenta uno dei vertici del Liberty ligure, un’architettura che dialoga direttamente con il mare attraverso la sua esuberanza formale.6

Questi edifici non sono “oggetti” isolati, ma nodi di una rete culturale. La loro presenza qualifica lo spazio pubblico e definisce l’identità del quartiere. La “difesa” promossa dall’ANDEL non è dunque feticismo del mattone, ma tutela della qualità spaziale urbana.

4. Nuovi Orientamenti: Mario Galvagni e l’Ecologia della Forma

Se la prima parte del titolo del convegno guarda al passato (“dall’800”), la seconda parte (“nuovi orientamenti”) trova la sua massima espressione nell’intervento dell’architetto Mario Galvagni. La sua relazione, “Le matrici formali e l’ecologia della forma”, costituisce il cuore teorico del volume e del convegno stesso.1

4.1 Definizione di Ecologia della Forma

Il concetto di “Ecologia della Forma” introdotto da Galvagni è rivoluzionario perché sposta il focus dall’estetica alla genetica dell’architettura. In analogia con l’ecologia biologica, che studia le interazioni tra organismi e ambiente, l’Ecologia della Forma indaga le relazioni tra l’intervento architettonico (l’organismo antropico) e il “Locus” (il territorio inteso come entità fisica e culturale).4

Non si tratta di semplice inserimento paesaggistico. Galvagni teorizza che la forma non debba essere imposta a priori dall’architetto (come accade nel Modernismo internazionale o nel razionalismo ortodosso), ma debba emergere dall’analisi delle forze in campo. Queste forze sono definite “matrici formali”.

Il territorio, in questa visione, possiede una “etnia”, una cultura storica sedimentata, uno “spaziotempo diffuso” che l’architetto deve decodificare.4

4.2 Il Rifiuto della Prospettiva e la Continuità Spaziale

Uno degli aspetti più radicali del pensiero di Galvagni, discusso nel convegno e riportato negli atti, è la critica alla prospettiva rinascimentale. Egli considera la prospettiva un’invenzione umanistica oculocentrica, che blocca la realtà in una visione statica e gerarchica.

In contrapposizione, Galvagni propone la “prospettiva continua” o l’assenza di prospettiva, che si traduce in un’architettura tattile, percorribile, fluida.11

Gli strumenti operativi di questa teoria sono:

  • Il Cemento Laminare: L’uso di gusci sottili in cemento armato permette di creare superfici curve, avvolgenti, che non seguono la geometria euclidea ma le linee di forza della natura.
  • Le Tessiture (Weavings): L’architettura viene “tessuta” come una trama, creando filtri e griglie che modulano la luce e lo spazio senza chiuderlo ermeticamente.
  • I Terrazzamenti: L’edificio non spiana il terreno, ma lo segue, adattandosi alle curve di livello e alla morfologia geologica.11

4.3 Il CRAPF e la Ricerca Interdisciplinare

Il pensiero di Galvagni si sviluppa all’interno del CRAPF (Centro Ricerche Architettura Pittura Fisica), citato negli atti.2 L’accostamento di Architettura, Pittura e Fisica non è casuale.

  • Fisica: L’architettura deve rispondere a leggi fisiche reali (gravità, termodinamica, luce) e non a canoni stilistici astratti.
  • Pittura: Per Galvagni, la pittura (come testimoniato dal suo “Diario Pittorico”) è uno strumento di indagine spaziale preliminare, un modo per visualizzare le energie del luogo prima di cristallizzarle nella costruzione.11

Questo approccio scientifico-artistico si collega idealmente al Liberty: anche l’Art Nouveau cercava nelle leggi della natura (la crescita vegetale) le regole per la costruzione, rifiutando l’accademismo storicista. Galvagni aggiorna questa ricerca con i materiali e le sensibilità del secondo Novecento.

5. La Narrazione Visiva: Il Ruolo dei Media e di Emanuele Piccardo

Un aspetto innovativo del convegno del 2011, riflesso nella struttura del libro, è l’integrazione tra discorso architettonico e narrazione mediatica. La figura di Emanuele Piccardo e la proiezione del film “La casa di Mario” rappresentano un momento chiave di divulgazione.1

5.1 “La casa di Mario” come Documento Teorico

Il film, prodotto da plug_in e presentato in diverse sedi (tra cui Savona e Bocca di Magra), non è un semplice documentario biografico. È un’esplorazione fenomenologica dell’architettura di Galvagni. Attraverso il mezzo cinematografico, Piccardo riesce a catturare ciò che la fotografia statica o il disegno tecnico non possono restituire: il tempo e il movimento all’interno dello spazio “continuo” teorizzato da Galvagni.

Il film visualizza le “matrici formali” in azione: mostra come la luce scivola sulle superfici curve del cemento, come gli spazi si concatenano senza soluzione di continuità, come l’abitante interagisce con la “macchina abitare” organica.1

5.2 Archphoto e la Divulgazione Digitale

La collaborazione con la rivista digitale Archphoto.it, fondata e diretta da Piccardo, segna un’apertura dell’ANDEL verso i nuovi media.1 Nel 2011, il dibattito sull’architettura si stava spostando sempre più sulle piattaforme digitali. Includere questa dimensione negli atti del convegno significa riconoscere che la “Cultura della Città” si costruisce anche attraverso la comunicazione e la rappresentazione digitale.

Piccardo porta al convegno anche esperienze di rigenerazione culturale e urbana (come citato nei frammenti relativi a “Radar” e alle strategie di promozione dell’identità urbana), ampliando lo spettro della discussione dalle pietre storiche alle strategie immateriali di valorizzazione.12

6. Sintesi dei Contenuti e Dati Comparativi

Per facilitare la lettura della complessità tematica del volume, si propone di seguito una sintesi strutturata dei principali argomenti trattati, mettendo in relazione i diversi approcci emersi durante il convegno.

Tabella 1: Confronto tra i Paradigmi Architettonici nel Volume

Caratteristica Architettura Umbertina (Fine ‘800) Stile Liberty (Primo ‘900) Ecologia della Forma (Galvagni, 2011)
Ispirazione Storicismo Classico/Rinascimentale Natura, Floreale, Simbolismo Fisica, Biologia, Topologia
Rapporto con il Luogo Imposizione gerarchica, livellamento Decorazione ispirata alla natura, ma impianto tradizionale Genesi strutturale dal “Locus”, adattamento morfologico
Geometria Euclidea, Prospettica, Rigida Linee curve decorative (“colpo di frusta”) Continuità spaziale, superfici a guscio, anti-prospettiva
Materiali Dominanti Pietra, Intonaco, Mattoni Ferro battuto, Vetro, Cemento decorativo Cemento armato laminare, Reti metalliche
Ruolo Sociale Rappresentazione del potere statale/borghese Esaltazione dell’arte nella vita quotidiana L’architettura come “ecologia” per la comunità

Tabella 2: Le Figure Chiave del Convegno ANDEL 2011

Protagonista Ruolo Istituzionale Contributo al Volume/Convegno Concetto Chiave
Valeria Scandellari Presidente ANDEL, Curatrice Organizzazione scientifica, studi sul Liberty spezzino “Difesa del Liberty”, Censimento
Mario Galvagni Architetto, Fondatore CRAPF Relazione teorica magistrale “Ecologia della Forma”, Matrici Formali
Emanuele Piccardo Architetto, Regista, Critico Documentazione video, analisi critica Narrazione visiva dell’architettura
Vincenzo Bacigalupi Architetto Storico (citato) Esempio storico (Hotel Gaetano) Transizione Eclettismo-Liberty

7. Il Territorio come Palinsesto: La Spezia e la Lunigiana

L’analisi del libro non può prescindere dal profondo legame con il territorio ospitante. La scelta di Bocca di Magra e il focus su La Spezia non sono accidentali. Il volume presenta questo territorio come un palinsesto, ovvero un manoscritto su cui sono state scritte e riscritte diverse storie urbane.

7.1 La Specificità del “Liberty Spezzino”

Grazie agli studi di Valeria Scandellari, il Liberty di La Spezia emerge come un fenomeno dotato di una sua autonomia linguistica. Non è una mera copia dei modelli francesi (Guimard) o belgi (Horta), né una semplice declinazione del Liberty milanese o torinese.

È un Liberty “di mare e di industria”. La Spezia, città dell’Arsenale Militare, vedeva convivere una classe operaia massiccia con una borghesia imprenditoriale e militare. L’architettura riflette questa dicotomia: da un lato le case operaie (spesso ancora umbertine o razionalizzate), dall’altro i villini e i palazzi della borghesia che usavano il Liberty per distinguersi ed evadere dalla griglia militare della città.3

Il volume documenta come il Liberty abbia “ammorbidito” la durezza di una città nata per scopi bellici, introducendo il sogno della natura e della bellezza floreale nel tessuto urbano.

7.2 L’Armonia con il Territorio: Dalle Ville alla Costa

Il tema dell'”armonia con il territorio” trova riscontro nella geografia stessa della Liguria di Levante. Qui la costruzione non può ignorare l’orografia. Le ville si aggrappano ai pendii, guardano il mare, devono gestire dislivelli e viste panoramiche.

Sia il Liberty storico (come Villa Podestà sui colli) sia l’architettura organica di Galvagni (come la “Casa del futuro” o le sue opere a Torre del Mare citate nei frammenti 1) rispondono alla stessa esigenza: come costruire in pendenza? Come dialogare con l’orizzonte marino?

Il libro suggerisce che la “Cultura della Città” in questo contesto specifico significa cultura del paesaggio. L’edificio non finisce con le sue mura, ma prosegue nel giardino, nella terrazza, nella vista.

8. Conclusioni: Verso una Nuova Cultura Urbana

Il volume “La cultura della città” si chiude idealmente con un messaggio che va oltre la cronaca del convegno del 2011. Attraverso la giustapposizione della storia (curata dalla Scandellari) e della teoria sperimentale (proposta da Galvagni), il testo delinea una strategia per il futuro.

8.1 La Città come Strumento di Convivenza

Emerge con forza l’idea che la città sia uno “strumento di convivenza”.13 La qualità dell’architettura non è un lusso estetico, ma una condizione necessaria per il benessere sociale (welfare). Un ambiente urbano degradato, privo di memoria storica (senza Liberty) e privo di qualità spaziale (senza Ecologia della Forma), produce alienazione.

Al contrario, una città che cura le sue “matrici formali”, che rispetta le sue stratificazioni storiche e progetta il nuovo con sensibilità organica, è una città che educa alla cittadinanza.

8.2 Il Testamento Intellettuale

La prematura scomparsa di Valeria Scandellari nel 2021 rende questo volume un testamento intellettuale prezioso. Esso testimonia una stagione in cui la “difesa” del patrimonio non era arroccamento reazionario, ma trampolino per l’innovazione.

L’eredità del convegno di Bocca di Magra risiede nella consapevolezza che l’architettura è un processo continuo. Non c’è contraddizione tra amare il ferro battuto del 1910 e il cemento laminare del 2011, purché entrambi siano espressioni autentiche, “geneticamente” legate al loro territorio e al loro tempo.

In definitiva, questo libro ci insegna che per progettare la città di domani bisogna saper leggere, con la stessa attenzione, sia le linee di un decoro floreale che le curve di livello di una collina. Solo in questa sintesi tra storia e geografia risiede la vera “Cultura della Città”.

Bibliografia

  1. Nota biografica professionale di Mario Galvagni – Siti Personali, accesso eseguito il giorno dicembre 12, 2025, https://digilander.libero.it/galma/opere.htm
  2. accesso eseguito il giorno dicembre 12, 2025, https://www.archphoto.it/wp-content/ap/uploads/2011/09/convegno_laculturadellacitta.doc
  3. Valeria Scandellari – La Spezia – Edizioni Giacché, accesso eseguito il giorno dicembre 12, 2025, https://www.edizionigiacche.com/autore/valeria-scandellari
  4. PRINCIPI di ECOLOGIA della FORMA – Libero, accesso eseguito il giorno dicembre 12, 2025, https://digilander.libero.it/galma/ClaudioStroppa.pdf
  5. Photo Contest ITALIAN LIBERTY – Mostra – Rimini – Grand Hotel – Arte.it, accesso eseguito il giorno dicembre 12, 2025, https://www.arte.it/calendario-arte/rimini/mostra-photo-contest-italian-liberty-4382
  6. (PDF) Italian Liberty. L’alba del Novecento – ResearchGate, accesso eseguito il giorno dicembre 12, 2025, https://www.researchgate.net/publication/391209642_Italian_Liberty_L’alba_del_Novecento
  7. Foto a pagina intera – AWN, accesso eseguito il giorno dicembre 12, 2025, http://www.old.awn.it/AWN/Engine/RAServeFile.php/f/Network/Network_2011/121020_locandina_convegno_la_cultura_della_citta_la_Spezia.pdf
  8. VETRINA – Francesca Anzalone – Reputation Strategist, accesso eseguito il giorno dicembre 12, 2025, https://www.francescaanzalone.it/tag/vetrina/
  9. Giovedì l’ultimo saluto all’architetto Valeria Scandellari – Città della Spezia, accesso eseguito il giorno dicembre 12, 2025, https://www.cittadellaspezia.com/2021/04/06/gioved-lultimo-saluto-allarchitetto-valeria-scandellari-332563/
  10. La Spezia Liberty e Deco, accesso eseguito il giorno dicembre 12, 2025, http://laspeziaonfoot.it/la-spezia-liberty-e-deco/
  11. Mario Galvagni – Heyzine, accesso eseguito il giorno dicembre 12, 2025, https://cdnc.heyzine.com/files/uploaded/59ff1f194a60a975fd94fab64a6896a88392e50c.pdf
  12. FLORE Repository istituzionale dell’Università degli Studi di Firenze, accesso eseguito il giorno dicembre 12, 2025, https://flore.unifi.it/retrieve/handle/2158/385895/12414/ZEPPELIN%20-%207%20parte.pdf
  13. Adaptive Cities through the Post Pandemic Lens. Ripensare tempi e sfide della città flessibile nella storia – POLITECNICO DI TORINO Repository ISTITUZIONALE, accesso eseguito il giorno dicembre 12, 2025, https://iris.polito.it/retrieve/handle/11583/2981931/5cb287b5-eccf-49d8-8e18-163abfee951a/Proceedings_Torino2022.pdf

citazione negli atti conferenza Nazionale La Spezia

 

A RITROSO NEL TEMPO 1998 14 MAGGIO 

L’ARCHITETTURA COME PALINSESTO E PROFEZIA: L’OPERA E LA VISIONE DI LEORBAT

1. Introduzione: La Genesi di un Metodo e la Metamorfosi del Nome

Nel vasto e frammentato panorama dell’architettura contemporanea, poche figure riescono a incarnare con tale intensità la tensione dialettica tra il rigore della storia e l’urgenza di una rifondazione organica della disciplina come  il progettista  noto oggi con il nome di Leorbat. La sua traiettoria intellettuale e progettuale non è lineare, ma si configura come una spirale ascendente che, partendo dall’analisi microscopica del passato, si allarga verso visioni cosmologiche e biomimetiche del futuro abitare.

Per comprendere la complessità del pensiero di Leorbat, è indispensabile rintracciare il “punto zero” della sua formazione, quel momento in cui il caos delle intuizioni giovanili viene incanalato in un metodo scientifico. Leorbat era studente di architettura del Politecnico di Milano, un’esperienza che non si limita a un dato biografico, ma costituisce la matrice indelebile del suo approccio: una scuola di pensiero che impone la verifica strutturale di ogni poetica e che vede nel disegno non un gesto artistico fine a se stesso, ma uno strumento di conoscenza analitica della realtà.1

Questa eredità politecnica, tuttavia, subisce nel corso degli anni una trasmutazione alchemica. Il passaggio onomastico da Alberto Rossi a Leorbat non è un vezzo estetico, ma segna una cesura epistemologica: l’abbandono dell’identità anagrafica borghese per assumere un “nome d’arte” che è anche un manifesto programmatico, un significante che allude a una nuova identità progettuale, libera dai vincoli della tradizione accademica più stantia ma paradossalmente ancor più fedele ai principi eterni della geometria e della natura.2

La presente trattazione si propone di esplorare questo universo in espansione, partendo dalle prime indagini sulla prospettiva rinascimentale fino alle audaci speculazioni sull’architettura sacra e organica, per giungere infine alla formulazione di un’ipotesi progettuale conclusiva – il Progetto Tilia – che sintetizzi le istanze storiche, tecnologiche e spirituali che attraversano l’intera opera di Leorbat.

2. Il Rigore della Forma: Le Radici Brunelleschiane e la “Vera Cupola”

2.1  Prospettiva e la Regola Nascosta

Prima di essere un costruttore di spazi, Leorbat si rivela un costruttore di sguardi. La sua produzione teorica giovanile è dominata da un’indagine quasi forense sulle origini della rappresentazione spaziale occidentale. I suoi studi sulle opere di contenuto prospettico del Quattrocento non sono esercizi di storiografia, ma tentativi di decodificare il “codice sorgente” dell’architettura moderna.3

Leorbat concentra la sua attenzione su Filippo Brunelleschi, non per celebrarne il mito, ma per smontarne il meccanismo  Per Leorbat, la prospettiva non è una tecnica pittorica, ma una “regola trovata” che governa la relazione tra l’occhio, l’oggetto e lo spazio interposto.3

L’analisi si estende agli “animali machina” di Brunelleschi e alla prospettiva nelle opere di Paolo Uccello.3 In questi scritti, Leorbat sembra cercare una legittimazione storica alla sua idea di architettura come “macchina complessa”. Se Brunelleschi utilizzava ingranaggi e leve per costruire la cupola di Santa Maria del Fiore, l’architetto contemporaneo deve utilizzare moduli e sistemi tecnologici per costruire la città. La lezione è chiara: non c’è bellezza senza ordine, e non c’è ordine senza una regola geometrica sottostante.

2.2 La Proporzione come Linguaggio Universale

La ricerca di Leorbat si spinge oltre, indagando i rapporti proporzionali nel Tributo di Masaccio   Qui, il concetto di “misura” (il latino modus) inizia a cristallizzarsi come elemento centrale della sua poetica. La proporzione non è un canone estetico rigido, ma uno strumento dinamico che permette di mettere in relazione parti diverse di un organismo architettonico.

Questa fase “brunelleschiana” è fondamentale per comprendere i successivi progetti di Leorbat. Quando egli parlerà di “modulo” nel progetto di Vigevano o di “nervature” nei progetti organici, starà in realtà applicando quella stessa logica proporzionale appresa studiando le navate delle basiliche fiorentine. La griglia prospettica diventa, nelle mani di Leorbat, una griglia progettuale tridimensionale, capace di ordinare non solo lo spazio visivo, ma anche quello vissuto e percorribile.

È interessante notare come, anche nelle fasi più avanzate e apparentemente distanti dal Rinascimento, Leorbat continui a citare questi studi. 

3. Il Laboratorio Vigevano: Tra Storia, Ipogeo e la Metafora della Foglia

3.1 Il Castello come Palinsesto e Mistero

Il progetto per il Castello di Vigevano rappresenta il punto di svolta in cui la teoria geometrica di Leorbat si scontra (e si incontra) con la materia greve della storia. Vigevano non è un foglio bianco; è un testo stratificato, scritto e riscritto da generazioni di Visconti e Sforza, carico di memorie e di segreti non ancora svelati, come le antiche prigioni sotterranee mai localizzate.4

L’approccio di Leorbat a questo contesto è radicale e rispettoso al tempo stesso. Egli rifiuta la mimesi stilistica, scegliendo invece di operare per contrasto e per approfondimento. Il tema centrale diventa l’intervento ipogeo: scavare per rivelare. L’idea di inserire una congress-hall nel sottosuolo del cortile del castello è una provocazione intellettuale che mira a liberare la superficie storica dalle funzioni moderne, nascondendole nel ventre della terra come radici necessarie alla vita del monumento.

3.2 La “Foglia di Tiglio”: Genesi di una Forma Organica

È in questo progetto che appare per la prima volta, in modo esplicito, il riferimento alla natura come generatrice di forma. La sala ipogea è concepita con la forma di una “foglia di tiglio” (Tilia). Questa scelta non è decorativa, ma profondamente simbolica e strutturale. La foglia di tiglio, con la sua nervatura centrale e la sua forma a cuore (cordata), suggerisce un’architettura che non è scatola rigida, ma membrana vivente.5

L’immagine evocata dalla “foglia” nel sottosuolo introduce una dialettica potente: la geometria cartesiana del cortile rinascimentale sopra, la morfologia organica della natura sotto. Leorbat sembra suggerire che la vera vita del castello, il suo futuro, risieda in questa dimensione organica nascosta, pronta a germogliare. La forma a foglia permette inoltre di gestire i flussi di distribuzione interna in modo fluido, evitando corridoi ciechi e favorendo una circolazione “linfatica” delle persone.

3.3 Il Modulo e la Strada Coperta: La Tecnica del Rammendo

L’intervento sulla “strada coperta” e sui collegamenti interni dimostra la maestria tecnica di Leorbat nell’uso del modulo. Come descritto nelle analisi del progetto, l’idea di modulo (dal latino modus, misura) è l’intenzione di proporre un substrato capace di caratterizzarsi con modalità complementari e indipendenti.1

Leorbat non progetta un oggetto finito, ma un sistema. Il modulo è l’unità base che permette variabilità: consente di intervenire su una singola porzione del castello (sbancando pavimentazioni, inserendo rampe, modificando luci) senza compromettere l’equilibrio dell’insieme.1 Questo approccio è straordinariamente moderno e anticipa i concetti di architettura parametrica.

La luce gioca un ruolo cruciale in questo sistema modulare. Leorbat la utilizza come materiale da costruzione per definire i percorsi nella “strada coperta”. L’illuminazione non è diffusa e generica, ma puntuale e ritmica, scandisce il passo del visitatore e sottolinea la tettonica delle murature storiche restaurate. Laddove è necessario superare dislivelli, Leorbat inserisce camminamenti che galleggiano sulla pavimentazione antica, dichiarando onestamente la loro modernità senza intaccare la sostanza storica.1

Elemento Progettuale Funzione Concetto Chiave Riferimento
Sala Ipogea Congress Hall Forma “Foglia di Tiglio” (Organico vs Ortogonale) Prompt/Image
Modulo Sistema Costruttivo Flessibilità, Modus (Misura), Variabilità 1
Strada Coperta Percorso/Collegamento Luce come guida, Restauro conservativo ma attivo 1
Scavo/Sbancamento Accessibilità Rivelazione dell’invisibile, Connessione livelli 1

4. La Svolta Organica e la Critica alla Modernità: Da Milano a Chicago

4.1 Oltre la “Scatola con i Buchi”

Lasciando l’Italia delle pietre antiche, Leorbat si confronta con il mito della modernità americana, in particolare con la tradizione di Chicago. Qui, la sua riflessione teorica si fa aspra critica verso la deriva commerciale dell’architettura contemporanea. Nei suoi scritti, Leorbat attacca l’idea che l’architettura moderna sia semplicemente “costruire una scatola con dei buchi e un tetto”.6 Per lui, questa è mera edilizia, non architettura.

La vera modernità, secondo Leorbat, risiede nel processo. Una casa è moderna quando la sua configurazione e la sua costruzione dipendono da un pensiero architettonico che reinterpreta il passato in modi inediti.6 In questo senso, le sue ville a Chicago e i progetti residenziali non sono rotture col passato, ma evoluzioni. Egli cerca di infondere nello skyline americano la stessa profondità storica e geometrica che applicava a Vigevano.

4.2 L’Influenza di Wright e la Tecnologia Umanizzata

L’incontro intellettuale con Frank Lloyd Wright è inevitabile. Leorbat abbraccia i principi dell’architettura organica: armonia con l’ambiente, uso di materiali naturali, e soprattutto il piano aperto (open plan).2 Tuttavia, l’organicismo di Leorbat è filtrato dalla sua formazione razionalista. Non c’è il romanticismo selvaggio di certa architettura organica; c’è invece un organicismo geometrico.

Leorbat integra la tecnologia in questa visione. Dispositivi intelligenti, porte automatiche scorrevoli e sensori non sono gadget, ma estensioni del sistema nervoso della casa.7 Essi permettono all’architettura di reagire alla presenza umana, di “aprirsi” e “chiudersi” come un organismo vivente. La people integration nei rendering diventa fondamentale: l’architettura non esiste senza l’uomo che la abita e la trasforma.8

4.3 I “10 Libri” e la Missione Teorica

La consapevolezza di Leorbat di essere portatore di una verità architettonica si manifesta nell’annuncio di un trattato teorico in 10 libri.9 Con toni accesi, quasi profetici, egli si scaglia contro le “stronzate” e le idee rubate che popolano l’editoria di settore, promettendo un’opera che distinguerà la menzogna dalla verità. Questo trattato, ancora in fieri o parzialmente rivelato nei suoi blog, rappresenta il tentativo di sistematizzare la sua visione universale, unendo Brunelleschi, Wright e  forse parti della Baibbia  in un unico corpus dottrinale senza tralasciare Vitruvio ed il resto della trattatistica comprendendo il medievalismo. 

5. L’Archetipo e il Sacro: Oltre la Grecia, verso Ezechiele

5.1 La Ricerca dell’Edificio Padre

La speculazione di Leorbat raggiunge le vette più alte (e forse più esoteriche) quando indaga l’origine stessa dell’architettura. Rompendo con la tradizione accademica che vede nel tempio greco l’archetipo della perfezione, Leorbat volge lo sguardo altrove: al Medio Oriente e alle Americhe.

Egli individua nel Tempio descritto dal profeta Ezechiele nella Bibbia il vero “programma templare ideale”.10 Un’architettura mai costruita dagli uomini, ma dettata da Dio, basata su una geometria sacra perfetta. Questo tempio “verbale” è per Leorbat più reale del Partenone, perché contiene in sé le leggi matematiche dell’universo. La connessione che egli traccia tra le misure di Ezechiele e la camera del Faraone nelle piramidi egizie suggerisce l’esistenza di una sapienza architettonica primordiale, andata perduta e che l’architetto moderno ha il dovere di riscoprire.10

5.2 La Pista Maya e l’Organicismo Ancestrale

Parallelamente, Leorbat esplora l’architettura Maya, definendola “più organica” di quella greca perché nata in simbiosi totale con la natura e dedicata a figure reali.10 I gradoni delle piramidi mesoamericane e le piazze cerimoniali offrono a Leorbat un modello di monumentalità che non è imposizione sulla natura, ma imitazione della montagna e della valle.

Questa fascinazione per i Maya e per Ezechiele non è archeologia mistica, ma ricerca progettuale. Leorbat cerca forme che abbiano la potenza dell’archetipo: forme che risuonino nell’inconscio collettivo. Il “futuro progetto” dovrà necessariamente attingere a questa fonte primigenia.

6. Sintesi Narrativa e Prospettive: Il Futuro Progetto Conclusivo “Tilia”

Alla luce dell’intero percorso analizzato – dalla geometria brunelleschiana all’ipogeo di Vigevano, dall’organicismo di Chicago alla mistica di Ezechiele – è possibile delineare, rispondendo alla richiesta del  TEMPO, una sintesi narrativa per un Progetto Conclusivo. Questo progetto non è una semplice somma delle parti, ma una nuova entità: l’architettura biomimetica sacra.

6.1 Il Concept: La Città come Foresta Sacra

Immaginiamo che Leorbat, ormai maturo, ritorni idealmente a Vigevano o in un luogo analogo per realizzare l’opera definitiva. Il progetto si chiamerà “Città Tilia” (Città del Tiglio).

Il concetto base deriva dall’integrazione tra la forma della foglia di tiglio (già sperimentata nell’ipogeo) e la struttura botanica complessa dell’albero stesso, in particolare la relazione tra la foglia vera e la brattea (l’ala protettiva che accompagna il fiore).5

6.2 La Morfologia del Progetto

  1. Il Modulo-Brattea:Abbandonando il modulo cubico, Leorbat sviluppa un modulo abitativo ispirato alla brattea del tiglio. Questa struttura è una “vela” architettonica, leggera e traslucida, che funge da copertura primaria. Orientata secondo l’asse eliotermico (la lezione della “vera cupola” solare), la brattea protegge l’unità abitativa sottostante dalle intemperie e raccoglie energia. È un tetto che non chiude, ma filtra, creando uno spazio intermedio tra interno ed esterno, un portico perenne dove la natura entra nella casa.
  2. L’Ipogeo come Radice:Memore di Vigevano 1 e delle prigioni nascoste 4, la Città Tilia si sviluppa per il 50% nel sottosuolo. Ma non è un buio scantinato; è un “ipogeo luminoso”. Attraverso pozzi di luce calcolati con la precisione prospettica di Brunelleschi 3, la luce solare penetra nelle profondità, illuminando piazze sotterranee, archivi della memoria, e spazi per la meditazione. Qui, nel ventre della terra, Leorbat colloca le funzioni collettive e rumorose (trasporti, server farm, logistica), lasciando la superficie libera per il silenzio e il verde.
  3. La Nervatura Strutturale:La struttura degli edifici non segue la griglia cartesiana, ma la ramificazione frattale delle nervature fogliari. Travi in legno lamellare e compositi organici si diramano da colonne centrali, eliminando la necessità di muri portanti perimetrali. Questo realizza il sogno del “piano aperto” di Wright 2, ma lo porta a un livello superiore: lo spazio interno è fluido come la linfa, si espande e si contrae a seconda delle esigenze degli abitanti, grazie a pareti mobili intelligenti.7
  4. Il Tempio della Misura:Al centro della Città Tilia, Leorbat pone un edificio simbolico: non una chiesa o un municipio, ma una “Casa della Misura”. Un padiglione di pura geometria, basato sulle proporzioni del Tempio di Ezechiele.10 È uno spazio vuoto, privo di funzione se non quella di permettere all’uomo di percepire la scala cosmica. È il punto di convergenza di tutte le linee prospettiche della città, il fulcro immobile attorno al quale ruota la vita organica del quartiere.
vigevano la città di Leonardo
vigevano la città di Leonardo un primo progetto…- oggi è stato un inserito un museo fantoccio su leonardo una bestemmia contro la storia ma l’idea originale è ancora viva

6.3 Conclusioni e Visione Filosofica

Il Progetto Tilia rappresenta la conclusione logica del percorso di Leorbat.

  • Sostituzione del Ego con l’Eco: L’architetto non impone più la sua forma (la “scatola”), ma lascia che la forma emerga dalla funzione biologica e climatica.

  • Guarigione Storica: Come il tiglio è usato in erboristeria per le sue proprietà calmanti 5, così l’architettura di Leorbat diventa terapeutica. Le forme curve, i materiali naturali, la luce controllata servono a curare la nevrosi dell’uomo metropolitano.

  • Continuità nel Tempo: L’uso del modulo flessibile 1 garantisce che la città possa crescere e mutare senza tradire la sua identità genetica, proprio come un albero che perde le foglie ma mantiene la struttura.

In definitiva, Leorbat ci consegna l’idea che l’architettura non sia “costruzione”, ma “coltivazione”. L’architetto del futuro non è un muratore, ma un giardiniere di spazi, che usa la geometria sacra come fertilizzante per far crescere una città a misura d’uomo e di Dio.


Appendice: Analisi Comparativa dei Temi Chiave

Tema Origine nel pensiero di Leorbat Applicazione nel Progetto Vigevano Evoluzione nel Futuro Progetto “Tilia”
Geometria

Studi su Brunelleschi, Prospettiva 3

Controllo dello spazio, Modulo 1

Nervature frattali, Geometria Sacra (Ezechiele) 10

Natura Osservazione (Foglia di Tiglio image text) Forma della Congress Hall ipogea

Biomimesi strutturale (Brattea/Foglia), Eco-sostenibilità 5

Storia Analisi del Rinascimento e Gotico

Restauro, Scavo, Rivelazione 4

Ipogeo come memoria, reinterpretazione dell’archetipo
Tecnologia

Macchine di Brunelleschi 3

Illuminazione tecnica, Pavimentazioni mobili

Domotica organica, Pareti intelligenti 7

Uomo L’osservatore nella prospettiva Il visitatore nel percorso

L’abitante integrato (People Integration) 8

Questa tabella dimostra come ogni intuizione giovanile di Leorbat non sia andata persa, ma sia stata metabolizzata e trasformata per servire una visione sempre più complessa e umana dell’abitare.

 

 

 

 

 

 

 

 IL MUSEO DEL CODICE ATLANTICO

2009 Colombarone progetto di museo del codice atlantico dedicato a Leonardo da Vinci

colombarone
Colombarone Vigevano Museo codice atlantico progetto del 2008-09 – in fase di aggiornamento

 

 

Press addizionali recenti  – 2005-2010  Milano Vigevano ..

Grattacieli
Grattacieli narrativa di verticalizzazione Milano 2007-2010

 

Vigevano la garden Hall ancora di la da venire…tutto ancora da fare nulla è impossibile..

garden hall
garden hall

 

 

 

 

 

Fine PRELUDIO

 

interludio 2018-25  –  informazioni – riservate  –

 

 

 

 

 

 

 

we furbacchione non scopiazzare le mie pagine furbastro

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